Un'ulteriore conferma dell'interesse archeologico del territorio di Cloz è data
dal rinvenimento, nella primavera del 1990, in località S. Maria, di 12 tombe
risalenti al IIIº - IV sec. d.C. con interessanti oggetti d'ornamento: due rari
piatti di ceramica, una coppia di orecchini in oro, un bracciale in bronzo, un
anello in argento e due recipienti in vetro, una coppetta e una bottiglia
decorata, una moneta in bronzo dell'imperatore Valentiniano IIº e altri oggetti.
Nell'estate del 1999, a cura dell'Amministrazione comunale e dell'Ufficio Beni
Archeologici della Provincia Autonoma di Trento, è stata realizzata a Cloz
un'interessante mostra nella quale sono stati esposti tutti i reperti rinvenuti
nello scavo archeologico di via S. Maria.
Tra gli oggetti rinvenuti nella zona delle tombe c'è anche un coltello con
incisa la parola latina "vivas": è questa un parola di augurio ("che tu viva")
molto usata dai primi cristiani nelle iscrizioni tombali e che indicava la fede
nella vita eterna: un interessante indizio della prima cristianizzazione del
paese di Cloz e che si colloca proprio nel IVº sec., il periodo di S. Vigilio e
dei Martiri Anauniesi.
Databile al periodo dei Longobardi (VIº- VIIº sec.) sono alcune tombe rinvenute
dopo la seconda guerra mondiale nello scavo effettuato per la costruzione della
casa delle Opere parrocchiali, nelle quali però non sono stati trovati
particolari reperti.
Segno tangibile dell'epoca feudale furono i castelli innalzati sui colli o in
posizioni inaccessibili circondati da mura con una o più torri vigilate: a Cloz
è rimasto qualche rudere del già nominato "Ciastelàc" (o "castel Fava" o
"castello di Cloz" a seconda delle epoche). In S. Maria c'è il luogo di "Castelmozzo":
secondo una tradizione vi era una torre in mezzo a un gruppo di case: se non era
un castello, doveva essere stato almeno un luogo fortificato. Lotte e contrasti
con i paesi limitrofi, guerre e guerriglie fra feudatari e contro i feudatari,
hanno caratterizzato il periodo feudale anche nel nostro paese.
Documenti interessanti dell'epoca feudale danno conferma delle molte liti e
discordie che Cloz ebbe con Romallo, Revò e Lauregno per questione di diritti,
di confini, di strade e di spese di manutenzione (queste ultime specie con
Lauregno, quando faceva ancora parte del territorio di Cloz). La più antica
pergamena risale al 1320 e riguarda una questione di confini; altre pergamene si
susseguono su queste questioni fino al 1500. Un altro aspetto interessante del
paese di Cloz durante il periodo medievale è la divisione del paese in due
giurisdizioni: parte della villa di S. Stefano confinante con Arsio era soggetta
ai conti del Tirolo, mentre il resto del paese era governato dal principe
vescovo di Trento.
Nasce probabilmente da questo fatto, oltre che alla divisione nelle due ville di
S. Stefano e di S. Maria, l'origine del soprannome di "dopli" dato agli abitanti
di Cloz.
Lo statuto della comunità civile era la <<Carta di Regola>> approvata dal Principe
Vescovo e dall'assemblea dei capi-famiglia. Il documento autentico di Regola più
antico del Comune di Cloz risale al 1550. A capo di ogni comune vi erano i
regolani. A Cloz vi era il regolano di S. Maria e quello di S. Stefano che
duravano in carica un anno, vigilavano sul buon ordine e infliggevano pene ai
trasgressori della Regola. La Carta di Regola rimase in vigore fino al 1802
quando con Napoleone finì anche il Principato vescovile di Trento.
Parecchie le rivolte dei popolani contro i signori e l'esosità delle imposte: da
ricordare quelle del 1407, del 1477 e la famosa guerra dei contadini del 1525
nelle quali furono protagonisti anche molti cloziani.
Poi una discreta pace accompagnò le nostre popolazioni fin quando, nel 1796,
entrò anche nelle nostre terre l'armata napoleonica che turbò la nostra gente.
Il 2 dicembre 1802 la convenzione di Parigi fra l'Austria e la Francia, segnò la
fine del principato vescovile di Trento che venne incorporato all'Austria. Nel
1814 la nostra valle passò alla Contea del Tirolo e quindi governata da
Innsbruck e da Vienna.
La prima guerra mondiale dal 1914 al 1918 è ricordata come un periodo di
miseria, di fame e di lutti: molti giovani di Cloz morirono soprattutto sul
fronte russo.
Durante la seconda guerra mondiale la popolazione di Cloz fu coinvolta nella
costruzione della nuova chiesa parrocchiale di S. Stefano. La vecchia chiesa,
costruita al posto di una precedente, era stata consacrata nel 1451. In poco più
di un anno, dal 1941 al 1942, venne demolita gran parte della vecchia chiesa e
si concluse la costruzione di quella nuova; impresa veramente sorprendente se si
considera che è stata portata a termine durante la guerra, con le offerte della
popolazione e in così poco tempo: giustamente venne definita "la chiesa del
miracolo". Della vecchia chiesa si può ammirare la pala dell'altare di S.
Stefano recentemente restaurata: si tratta di un'ancona lignea policroma e
dorata dei sec. XVº- XVIº ritornata al suo primitivo splendore. Agli inizi degli
anni cinquanta vicino alla chiesa parrocchiale è stato costruito il grande
edificio della "Casa delle Opere Parrocchiali" che comprende la canonica, la
scuola materna e il teatro.
Nella frazione di S. Maria, fin dal sec. XVº, è ricordata al chiesa omonima. Fu
consacrata, "tempore jubilei", nel 1500; conserva un pregevole altarino ligneo
dorato e parte di un affresco del sec. XVº rappresentante l'Adorazione dei Magi.
L'attività economica prevalente di Cloz è stata da sempre quella agricola e
silvo-pastorale. Fino a pochi anni fa erano ancora estese le coltivazioni dei
cereali, delle patate e l'allevamento dei bovini. Anche la coltivazione dell'uva
con la produzione di vino ha avuto in passato grande importanza; nell'Ottocento
fino ai primi del Novecento ebbe un notevole sviluppo l'allevamento dei bachi da
seta poi entrato in crisi.
Una vera svolta dal punto di vista economico si ebbe dopo la seconda guerra
mondiale: a partire dagli anni '60 anche nelle campagne di Cloz si diffuse in
modo massiccio la coltivazione delle mele fino ad arrivare all'attuale
monocoltura specializzata che ha soppiantato tutte le altre attività agricole;
numerose sono anche le attività artigianali.
La popolazione di Cloz ebbe un grande aiuto nello sviluppo economico dal
movimento cooperativo a partire dalla fine dell'Ottocento con la fondazione
della Cassa Rurale, del caseificio, dei magazzini della frutta. Attualmente la
popolazione gode di discreto benessere economico: significativo è il fatto che
da un paese di emigranti che era fino a quarant'anni fa, oggi anche Cloz , ha
cominciato a diventare un paese di immigrati.
In questi ultimi anni importanti sono state anche le opere pubbliche che hanno
rinnovato il paese: la scuola elementare, il municipio, l'acquedotto e il
serbatoio dell'acqua potabile, il rinnovo di strade e piazze.
Un accenno sulla storia dell'emigrazione.
Poco si conosce dell'emigrazione più antica: si sa comunque che parecchi
cloziani, soprattutto a partire dagli inizi dell'Ottocento, emigrarono verso
l'Austria e si stabilirono soprattutto a Vienna e nei dintorni e poi anche in
Germania.
Gli abitanti di Cloz conoscono naturalmente l'emigrazione più recente, cioè
quella che a partire dalla fine dell'Ottocento ha coinvolto quasi la metà della
popolazione residente. A partire dalla metà dell'Ottocento la popolazione del
paese andò rapidamente aumentando; si susseguirono diverse crisi economiche:
questo portò ad una massiccia emigrazione verso l'America, soprattutto gli Stati
Uniti dove si trovano attualmente alcune centinaia di discendenti di cloziani
che si sentono molto legati al loro paese dei loro avi.
Un libro veramente interessante che tratta dell'emigrazione dei cloziani è
quello scritto da Maria Floretta e pubblicato quest'anno (giugno 2002); è
intitolato "Nelle viscere di queste miniere" – Lettere e storie di emigranti".
Attraverso le lettere di emigranti di Cloz che lavorarono nelle miniere dello
Wyoming negli Stati Uniti negli anni '20, si ricostruiscono le loro dolorose
vicende e ci presentano un'immagine vera e viva della vita dei minatori e delle
loro famiglie.
Sisinio Franch
BIBLIOGRAFIA
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