Cloz ieri e oggi, cenni storico-geografici
Quasi a metà dell'Alta Anaunia, detta più comunemente Val di Non, alle falde del monte Òzol, sulla destra del Novella in ridente posizione, tra vasti e ordinati frutteti e l'immediata vicinanza del bosco, si trova il paese di Cloz. L'abitato costituito da due grandi gruppi di case: Villa S. Stefano e Villa S. Maria, un tempo nettamente separate ed ora ormai congiunte da nuove costruzioni. Molte sono le case nuove e le ville sorte in questo ultimo periodo; pure le case vecchie sono state in buona parte ristrutturate togliendo all'ambiente molte delle costumanze e degli aspetti significativi di un tempo. Nel 1973 rilevava in una pubblicazione una nostra compaesana rilevava che "sono ormai rare le case con la rampata massiccia (pònt) che porta al fienile, e i portici e i cortili rustici vanno scomparendo, i bei poggioli di legno traforato sono un ricordo, i muri sono stati elevati fino al tetto e la copertura di assicelle (sciandole) sostituite con tegole. Non parliamo delle trasformazioni degli interni, dove le stanze foderate di assi, riscaldate dalla turrita stufa con in giro la panca tradizionale, gli armadi nel cavo del muro, le cassepanche istoriate, il vasellame in rame, le <<olle>> con la pancia e le tre zampe, i peltri e i vari tipi di lumi sono ormai un ricordo, io direi un nostalgico ricordo ..." In questi ultimi anni, in cui si ormai completato il passaggio da uneconomia agricola basata in parte sullallevamento alla monocoltura delle mele, forse proprio questa nostalgia ha portato a valorizzare maggiormente le cose e gli ambienti di un volta. Nonostante le trasformazioni "nulla per stato tolto alla naturale bellezza del nostro villaggio adagiato nei prati - frutteto con alle spalle, quasi a difesa, il monte Òzol coperto da boschi centenari e dalla cui cima si pu ammirare il meraviglioso paesaggio anaune. Stando lassù si vedono lontano i monti che cingono in affettuoso abbraccio l'ampia vallata e, verso il basso, fra l'immensa selva di meli e di peri, che va confondendosi con vasti boschi ai margini della valle, si notano sequenze di colli, spianate popolate da cento villaggi, campanili appuntiti e tozzi, profondi burroni in cui corrono nascosti torrenti e, qua e l, medievali turriti castelli o le mura di antichi manieri che fanno pensare alle paurose leggende dei feroci castellani. asd Il paese di Cloz ha restituito fin dal secolo scorso numerose testimonianze del suo più remoto passato inserendosi in maniera significativa in quella ricca realt archeologica che da tempo ormai contraddistingue la Valle di Non nell'ambito del territorio trentino. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo si colloca la maggior parte dei rinvenimenti. Le più antiche tracce di frequentazione umana a Cloz sono attualmente date dal recupero in localit "Panùgola" di due asce in pietra levigata risalenti all'età Neolitica (IV-III millennio a.C.) e dalla presenza di ceramiche dell'et del Bronzo (IIº millennio a.C.) sul "dos de la Cros, utilizzato come probabile sede di abitato. La documentazione più consistente riguarda il periodo romano e altomedievale: i dati che possediamo si riferiscono per lo più alla scoperta di tombe ed ai relativi oggetti di corredo, molti dei quali vennero all'epoca del rinvenimento acquistati dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, dove ancora sono conservati. Tra i reperti di epoca romana si distingue per il suo valore culturale e artistico una stadera a due portate in bronzo, venuta in luce nel 1878 nella zona della chiesa di S. Stefano e databile al I sec. d.C. Tale strumento, provvisto del piatto di portata e del cursore ornato da un busto di Diana di pregevole fattura, riveste particolare importanza in quanto presuppone l'accettazione e l'assimilazione di un modello economico romano da parte delle popolazioni locali, attestandone così l'avanzato processo di integrazione. Lo stesso nome Cloz, secondo lo storico Ausserer, deriva da un Claudius romano che avrebbe posseduto una casa, sulle rovine della quale, più tardi, sorse il castello dei conti di Appiano (Castellc) e che divenne feudo dei conti di Arsio. * Questa efficace descrizione del paese di Cloz stata fatta dalla sig. maestra Zanoni Eleonora nella pubblicazione "Ricordi di Cloz pubblicata a cura della Parrocchia di Cloz nel 1973. Essa riprende a sua volta notizie dal libro "Cloz nellAnaunia di don Luigi Conter pubblicato nel 1908 e che rimane tuttora la più importante e storicamente valida pubblicazione sul paese.
Un'ulteriore conferma dell'interesse archeologico del territorio di Cloz è data dal rinvenimento, nella primavera del 1990, in località S. Maria, di 12 tombe risalenti al IIIº - IV sec. d.C. con interessanti oggetti d'ornamento: due rari piatti di ceramica, una coppia di orecchini in oro, un bracciale in bronzo, un anello in argento e due recipienti in vetro, una coppetta e una bottiglia decorata, una moneta in bronzo dell'imperatore Valentiniano IIº e altri oggetti. Nell'estate del 1999, a cura dell'Amministrazione comunale e dell'Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento, è stata realizzata a Cloz un'interessante mostra nella quale sono stati esposti tutti i reperti rinvenuti nello scavo archeologico di via S. Maria. Tra gli oggetti rinvenuti nella zona delle tombe c'è anche un coltello con incisa la parola latina "vivas": è questa un parola di augurio ("che tu viva") molto usata dai primi cristiani nelle iscrizioni tombali e che indicava la fede nella vita eterna: un interessante indizio della prima cristianizzazione del paese di Cloz e che si colloca proprio nel IVº sec., il periodo di S. Vigilio e dei Martiri Anauniesi. Databile al periodo dei Longobardi (VIº- VIIº sec.) sono alcune tombe rinvenute dopo la seconda guerra mondiale nello scavo effettuato per la costruzione della casa delle Opere parrocchiali, nelle quali però non sono stati trovati particolari reperti. Segno tangibile dell'epoca feudale furono i castelli innalzati sui colli o in posizioni inaccessibili circondati da mura con una o più torri vigilate: a Cloz è rimasto qualche rudere del già nominato "Ciastelàc" (o "castel Fava" o "castello di Cloz" a seconda delle epoche). In S. Maria c'è il luogo di "Castelmozzo": secondo una tradizione vi era una torre in mezzo a un gruppo di case: se non era un castello, doveva essere stato almeno un luogo fortificato. Lotte e contrasti con i paesi limitrofi, guerre e guerriglie fra feudatari e contro i feudatari, hanno caratterizzato il periodo feudale anche nel nostro paese. Documenti interessanti dell'epoca feudale danno conferma delle molte liti e discordie che Cloz ebbe con Romallo, Revò e Lauregno per questione di diritti, di confini, di strade e di spese di manutenzione (queste ultime specie con Lauregno, quando faceva ancora parte del territorio di Cloz). La più antica pergamena risale al 1320 e riguarda una questione di confini; altre pergamene si susseguono su queste questioni fino al 1500. Un altro aspetto interessante del paese di Cloz durante il periodo medievale è la divisione del paese in due giurisdizioni: parte della villa di S. Stefano confinante con Arsio era soggetta ai conti del Tirolo, mentre il resto del paese era governato dal principe vescovo di Trento. Nasce probabilmente da questo fatto, oltre che alla divisione nelle due ville di S. Stefano e di S. Maria, l'origine del soprannome di "dopli" dato agli abitanti di Cloz. Lo statuto della comunità civile era la <<Carta di Regola>> approvata dal Principe Vescovo e dall'assemblea dei capi-famiglia. Il documento autentico di Regola più antico del Comune di Cloz risale al 1550. A capo di ogni comune vi erano i regolani. A Cloz vi era il regolano di S. Maria e quello di S. Stefano che duravano in carica un anno, vigilavano sul buon ordine e infliggevano pene ai trasgressori della Regola. La Carta di Regola rimase in vigore fino al 1802 quando con Napoleone finì anche il Principato vescovile di Trento. Parecchie le rivolte dei popolani contro i signori e l'esosità delle imposte: da ricordare quelle del 1407, del 1477 e la famosa guerra dei contadini del 1525 nelle quali furono protagonisti anche molti cloziani. Poi una discreta pace accompagnò le nostre popolazioni fin quando, nel 1796, entrò anche nelle nostre terre l'armata napoleonica che turbò la nostra gente. Il 2 dicembre 1802 la convenzione di Parigi fra l'Austria e la Francia, segnò la fine del principato vescovile di Trento che venne incorporato all'Austria. Nel 1814 la nostra valle passò alla Contea del Tirolo e quindi governata da Innsbruck e da Vienna. La prima guerra mondiale dal 1914 al 1918 è ricordata come un periodo di miseria, di fame e di lutti: molti giovani di Cloz morirono soprattutto sul fronte russo. Durante la seconda guerra mondiale la popolazione di Cloz fu coinvolta nella costruzione della nuova chiesa parrocchiale di S. Stefano. La vecchia chiesa, costruita al posto di una precedente, era stata consacrata nel 1451. In poco più di un anno, dal 1941 al 1942, venne demolita gran parte della vecchia chiesa e si concluse la costruzione di quella nuova; impresa veramente sorprendente se si considera che è stata portata a termine durante la guerra, con le offerte della popolazione e in così poco tempo: giustamente venne definita "la chiesa del miracolo". Della vecchia chiesa si può ammirare la pala dell'altare di S. Stefano recentemente restaurata: si tratta di un'ancona lignea policroma e dorata dei sec. XVº- XVIº ritornata al suo primitivo splendore. Agli inizi degli anni cinquanta vicino alla chiesa parrocchiale è stato costruito il grande edificio della "Casa delle Opere Parrocchiali" che comprende la canonica, la scuola materna e il teatro. Nella frazione di S. Maria, fin dal sec. XVº, è ricordata al chiesa omonima. Fu consacrata, "tempore jubilei", nel 1500; conserva un pregevole altarino ligneo dorato e parte di un affresco del sec. XVº rappresentante l'Adorazione dei Magi. L'attività economica prevalente di Cloz è stata da sempre quella agricola e silvo-pastorale. Fino a pochi anni fa erano ancora estese le coltivazioni dei cereali, delle patate e l'allevamento dei bovini. Anche la coltivazione dell'uva con la produzione di vino ha avuto in passato grande importanza; nell'Ottocento fino ai primi del Novecento ebbe un notevole sviluppo l'allevamento dei bachi da seta poi entrato in crisi. Una vera svolta dal punto di vista economico si ebbe dopo la seconda guerra mondiale: a partire dagli anni '60 anche nelle campagne di Cloz si diffuse in modo massiccio la coltivazione delle mele fino ad arrivare all'attuale monocoltura specializzata che ha soppiantato tutte le altre attività agricole; numerose sono anche le attività artigianali. La popolazione di Cloz ebbe un grande aiuto nello sviluppo economico dal movimento cooperativo a partire dalla fine dell'Ottocento con la fondazione della Cassa Rurale, del caseificio, dei magazzini della frutta. Attualmente la popolazione gode di discreto benessere economico: significativo è il fatto che da un paese di emigranti che era fino a quarant'anni fa, oggi anche Cloz , ha cominciato a diventare un paese di immigrati. In questi ultimi anni importanti sono state anche le opere pubbliche che hanno rinnovato il paese: la scuola elementare, il municipio, l'acquedotto e il serbatoio dell'acqua potabile, il rinnovo di strade e piazze. Un accenno sulla storia dell'emigrazione. Poco si conosce dell'emigrazione più antica: si sa comunque che parecchi cloziani, soprattutto a partire dagli inizi dell'Ottocento, emigrarono verso l'Austria e si stabilirono soprattutto a Vienna e nei dintorni e poi anche in Germania. Gli abitanti di Cloz conoscono naturalmente l'emigrazione più recente, cioè quella che a partire dalla fine dell'Ottocento ha coinvolto quasi la metà della popolazione residente. A partire dalla metà dell'Ottocento la popolazione del paese andò rapidamente aumentando; si susseguirono diverse crisi economiche: questo portò ad una massiccia emigrazione verso l'America, soprattutto gli Stati Uniti dove si trovano attualmente alcune centinaia di discendenti di cloziani che si sentono molto legati al loro paese dei loro avi. Un libro veramente interessante che tratta dell'emigrazione dei cloziani è quello scritto da Maria Floretta e pubblicato quest'anno (giugno 2002); è intitolato "Nelle viscere di queste miniere" "Lettere e storie di emigranti". Attraverso le lettere di emigranti di Cloz che lavorarono nelle miniere dello Wyoming negli Stati Uniti negli anni '20, si ricostruiscono le loro dolorose vicende e ci presentano un'immagine vera e viva della vita dei minatori e delle loro famiglie.