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La storia di Cloz

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Lunedì, 04 Aprile 2016

Il paese di Cloz ha restituito fin dal secolo scorso numerose testimonianze del suo più remoto passato, inserendosi in maniera significativa in quella ricca realtà archeologica che ormai contraddistingue la Valle di Non nell'ambito del territorio trentino. 
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo si colloca la maggior parte dei rinvenimenti. Le più antiche tracce di frequentazione umana a Cloz sono attualmente date dal recupero in località "Panùgola" di due asce in pietra levigata risalenti all'età Neolitica (IV-III millennio a.C.) e dalla presenza di ceramiche dell'età del Bronzo (IIº millennio a.C.) sul "dos de la Cros”, probabile sede di un antico insediamento.

La documentazione più consistente riguarda il periodo romano e altomedievale. I dati che possediamo si riferiscono per lo più alla scoperta di tombe ed ai relativi oggetti di corredo, molti dei quali vennero all'epoca del rinvenimento acquistati dal Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, dove ancora sono conservati. Tra i reperti di epoca romana si distingue per il suo valore culturale e artistico una stadera (bilancia) a due portate in bronzo, venuta in luce nel 1878 nella zona della chiesa di S. Stefano e databile al I sec. d.C. Tale strumento, provvisto del piatto di portata e del cursore ornato da un busto di Diana di pregevole fattura, riveste particolare importanza in quanto presuppone l'accettazione e l'assimilazione di un modello economico romano da parte delle popolazioni locali, attestandone così l'avanzato processo di integrazione. 
Lo stesso nome Cloz, secondo lo storico Ausserer, deriva da un Claudius romano che avrebbe posseduto una casa, sulle rovine della quale, più tardi, sorse il castello dei conti di Appiano (Castellac) e che divenne feudo dei conti di Arsio.

Le tombe romane

Un'ulteriore conferma dell'interesse archeologico del territorio di Cloz è data dal rinvenimento, nella primavera del 1990, in località S. Maria, di 12 tombe risalenti al IIIº - IV sec. d.C. con interessanti oggetti d'ornamento: due rari piatti di ceramica, una coppia di orecchini in oro, un bracciale in bronzo, un anello in argento e due recipienti in vetro, una coppetta e una bottiglia decorata, una moneta in bronzo dell'imperatore Valentiniano IIº e altri oggetti. Nell'estate del 1999, a cura dell'Amministrazione comunale e dell'Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento, è stata realizzata a Cloz un'interessante mostra nella quale sono stati esposti tutti i reperti rinvenuti nello scavo archeologico di via S. Maria. Tra gli oggetti rinvenuti nella zona delle tombe c'è anche un coltello con incisa la parola latina "vivas": è questa un parola di augurio ("che tu viva") molto usata dai primi cristiani nelle iscrizioni tombali e che indicava la fede nella vita eterna: un interessante indizio della prima cristianizzazione del paese di Cloz e che si colloca proprio nel IVº sec., il periodo di S. Vigilio e dei Martiri Anauniesi.  

Il Medioevo

Databile al periodo dei Longobardi (VIº- VIIº sec.) sono alcune tombe rinvenute dopo la seconda guerra mondiale nello scavo effettuato per la costruzione della casa delle Opere parrocchiali, nelle quali però non sono stati trovati particolari reperti. 
I ricordi più importanti dell'epoca feudale furono i castelli innalzati sui colli o in posizioni inaccessibili circondati da mura con una o più torri vigilate.  A Cloz è rimasto qualche rudere del già nominato "Ciastelàc", detto anche  "Castel Fava" o "Castello di Cloz" a seconda delle epoche, che si trova a monte di S. Stefano. A S. Maria c'è il edificio detto "Castelmozzo": secondo una tradizione vi era una torre in mezzo a un gruppo di case: se non era un castello, doveva essere stato almeno un luogo fortificato. Il potere dei nobili e l'esosità delle imposte causarono diverse rivolte dei popolani contro i signori: da ricordare quelle del 1407, del 1477 e la famosa guerra dei contadini del 1525, che seguì alla riforma protestante di Martin Lutero. I valligiani cercarono di assalire Trento, ma furono sconfitti e subirono una violenta reazione con processi sommari e condanne a morte o all’esilio.
Lotte e contrasti con i paesi limitrofi, guerre e guerriglie fra feudatari e contro i feudatari, hanno caratterizzato il periodo feudale anche nel nostro paese. Documenti interessanti dell'epoca feudale danno conferma delle molte liti e discordie che Cloz ebbe con Romallo, Revò e Lauregno per questione di diritti, di confini, di strade. Con Lauregno, che per lungo tempo era parte della parrocchia e del territorio di Cloz, le liti riguardarono anche la ripartizione delle spese di manutenzione della chiesa e poi la divisione dei boschi e dei pascoli.
La più antica pergamena risale al 1320 e riguarda una questione di confini; altre pergamene si susseguono su queste questioni fino al 1500. Un altro aspetto interessante del paese di Cloz durante il periodo medievale è la divisione del paese in due giurisdizioni: parte della villa di S. Stefano confinante con Arsio era soggetta ai conti del Tirolo, mentre il resto del paese era governato dal principe vescovo di Trento. Nasce probabilmente da questo fatto, oltre che alla divisione nelle due ville di S. Stefano e di S. Maria, l'origine del soprannome di "dopli" dato agli abitanti di Cloz. 
Lo statuto della comunità civile era la Carta di Regola approvata dal Principe Vescovo e dall'assemblea dei capi-famiglia che regolava minuziosamente l’uso dei beni collettivi: acque, strade, boschi, pascoli. Ogni anno venivano eletti i Regolani che vigilavano sul rispetto delle regole, con l’aiuto del saltaro (guardiano) e infliggevano pene ai trasgressori. A Cloz c’erano il regolano di S. Maria e quello di S. Stefano. Il documento autentico di Regola più antico del Comune di Cloz risale al 1550, ma fa riferimento a norme precedenti. Le Carte di Regola rimasero in vigore fino al 1802, quando furono abolite da Napoleone.

L’età moderna e contemporanea

Nel 1796 entrò anche nelle nostre terre l'armata napoleonica che turbò la nostra gente, con la fine dell’antico regime e un periodo di rivolgimenti politici che cambiarono la storia del Trentino. Il 2 dicembre 1802 la convenzione di Parigi fra l'Austria e la Francia segnò la fine del principato vescovile di Trento che venne incorporato all'Austria. Nel 1814 la nostra valle passò alla Contea del Tirolo, che comprendeva il Tirolo Austriaco, l’attuale Alto Adige - Südtirol e il Tirolo italiano che corrispondeva all’attuale Provincia di Trento. Cloz entrò quindi a fare parte dell’Impero Austriaco, poi Austro-ungarico, che mantenne un certo rispetto delle molte culture che convivevano al suo interno. Gli ultimi anni del 1800, mentre le regioni confinanti, Veneto e Lombardia, entravano a far parte del Regno d’Italia, le nostre valli conobbero una grave crisi economica e cominciò un esodo verso l’America del Sud e del Nord che in pochi anni dimezzò la popolazione. 
La prima guerra mondiale dal 1914 al 1918 è ricordata come un periodo di miseria, di fame e di lutti: nel 1914 ci fu la leva di massa e tutti i maschi tra i 21 e i 40 anni furono chiamati nell’esercito. Nel 1915 quando l’Italia entrò in guerra furono spediti sul fronte orientale, nei territori attualmente della Polonia e dell’Ucraina. Molti giovani di Cloz morirono in battaglia, molti furono fatti prigionieri dai russi e tornarono dopo la fine della guerra.
Al termine della guerra anche il Trentino divenne italiano, ma la perdurante miseria fecero continuare l’emigrazione verso l’america del Nord, in particolare verso le miniere di carbone del Wyoming, dove tra il 1920 e il 1940 vivevano decine di famiglie di origine cloziana, i cui discendenti sono ora sparsi negli stati occidentali degli Stati Uniti.

Le chiese di Santo Stefano e di Santa Maria

Durante la seconda guerra mondiale la popolazione di Cloz con il parroco don Guido Bortolameotti fu coinvolta nella costruzione della nuova chiesa parrocchiale di S. Stefano. La vecchia chiesa, costruita al posto di una precedente, era stata consacrata nel 1451 e  aveva la dignità di Pieve. In poco più di un anno, dal 1941 al 1942, venne demolita gran parte della vecchia chiesa e si concluse la costruzione di quella nuova; impresa veramente sorprendente se si considera che è stata portata a termine durante la guerra, con le offerte della popolazione e in così poco tempo. Giustamente si parlò di “chiesa del miracolo". 
Della vecchia chiesa si può ammirare la preziosa pala dell'altare di S. Stefano recentemente restaurata: si tratta di un'ancona lignea policroma e dorata dei sec. XVº- XVIº ritornata al suo primitivo splendore. Agli inizi degli anni cinquanta vicino alla chiesa parrocchiale è stato costruito il grande edificio della "Casa delle Opere Parrocchiali" che comprende la canonica, la scuola materna e il teatro.
 Nella frazione di S. Maria la chiesa omonima è ricordata fin dal sec. XVº,. Fu consacrata, "tempore jubilei", nel 1500; conserva un pregevole altarino ligneo dorato e parte di un affresco del sec. XVº rappresentante l'Adorazione dei Magi.

Economia

L'attività economica prevalente di Cloz è stata da sempre quella agricola e silvo-pastorale. Fino agli anni 60 erano ancora estese le coltivazioni dei cereali, delle patate e l'allevamento dei bovini. Anche la coltivazione dell'uva con la produzione di vino ha avuto in passato grande importanza; nell'Ottocento fino ai primi del Novecento ebbe un notevole sviluppo l'allevamento dei bachi da seta poi entrato in crisi. Una vera svolta dal punto di vista economico si ebbe dopo la seconda guerra mondiale. A partire dagli anni '60 anche nelle campagne di Cloz si diffuse in modo massiccio la coltivazione delle mele fino ad arrivare all'attuale monocoltura specializzata che ha soppiantato tutte le altre attività agricole. Attualmente la quasi totalità della produzione viene conferita ai magazzini Melinda, un marchio conosciuto in tutta Italia e anche in Europa.
Numerose sono anche le attività artigianali. La popolazione di Cloz ebbe un grande aiuto nello sviluppo economico dal movimento cooperativo a partire dalla fine dell'Ottocento con la fondazione della Cassa Rurale, del caseificio, dei magazzini della frutta. Attualmente la popolazione gode di discreto benessere economico: significativo è il fatto che da un paese di emigranti che era fino a quarant'anni fa, oggi anche Cloz , ha cominciato a diventare un paese di immigrati. In questi ultimi anni importanti sono state anche le opere pubbliche che hanno rinnovato il paese: la scuola elementare, il municipio, l'acquedotto e il serbatoio dell'acqua potabile, il rinnovo di strade e piazze.

Pubblicazioni recenti

Un aspetto dell'emigrazione dei cloziani è raccontato in un libro scritto da Maria Floretta e pubblicato nel giugno 2002. E’  intitolato "Nelle viscere di queste miniere - Lettere e storie di emigranti". Attraverso le lettere di emigranti di Cloz che lavorarono nelle miniere dello Wyoming negli Stati Uniti negli anni '20, si ricostruiscono le loro dolorose vicende e ci presentano un'immagine vera e viva della vita dei minatori e delle loro famiglie.
Nel 2010 è stato pubblicato “La chiesa di santa Maria di Cloz” di Vincenzina Forgione, che ricostruisce la storia della chiesa e presenta tutte le opere in essa contenute, con una attenta analisi artistica e storica. I molti documenti raccolti nel libro forniscono una vivace ricostruzione della vita religiosa del paese, e in particolare della secolare rivalità tra le due frazioni, Santo Stefano e Santa Maria, dette anche Cloz di dentro e Cloz di fuori. Gli abitanti di Santa Maria si sono sempre stretti attorno alla loro chiesa, l’hanno mantenuta e abbellita anche con grandi sacrifici. Ogni anno si celebra la sagra della Madonna Assunta, che unisce la festa popolare in piazza con antiche tradizioni religiose, tra cui la solenne processione notturna.